Mediani.
Quelli che sognano di arrivare, ma poi preferiscono rimanere, stare.
Che si emozionano coi grandi stadi ma poi si ricordano il profumo del campo di casa, quando tutto quel clamore alla fine capiscono che non serve, non c’entra niente col gioco, non è quello che cercavano quando hanno cominciato a toccare il pallone.
Quando la mamma li chiamava perché era pronto ma c’era quella puni da provare.
Mediani.
Gente che si mischia ai muratori nei bar, che apprezza il profumo della calce viva e della malta bastarda, perché gli ricorda di quando i sogni erano ancora tutti da scartare, di quando non c’era altro che il gioco. Con i panini nella borsa, le scarpe sotto, le trasferte di pochi chilometri che ai loro occhi sembrava di essere già in serie A.
Mediani.
Gente che ce la mette tutta ma che non vuole perdere i colori,
Giocatori abituati a farsi la doccia con l’acqua fredda, a sognare di fare l’amore dopo la partita, persone che a “Sei un campione” preferiscono un “Sei sempre lo stesso”.
Discoteche perse nella notte. Albe sul campo prima del cantiere. Tramonti su campi in terra.
Mediani.
Quelli che stanno al centro e la partita la vedono tutta.
Mediani.
In coda al supermercato dopo aver giocato all’Olimpico.
Nel silenzio di una strada vuota, col pallone tra i piedi, mentre la tele li aspetta fuori dallo stadio.

 

 

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CARDS, CITTADINA ITALIANA