SOGNARE IN 4/4

SOGNARE IN 4/4

Non mi sono appassionato di una musica yoyoyo.
Mi sono innamorato di una dimensione, di un punto di vista, forse di una possibilità.
Di una cultura.
La musica rap era aria fresca, era il mondo da scoprire, era una grande avventura da vivere.
Era leggere lettere di ragazzi di provincia che avevano il coraggio di sognare in quattro quarti.
Erano nuove strade, concerti, amici, roba da vivere, da scoprire.
La musica rap era: ma com’è silenziosa la domenica?
Oppure: quanto mi scalda il cuore tornare in convitto e scoprire che i miei amici sono tornati dal weekend?
La musica rap era una difesa e un punto di apertura verso la mia nuova realtà.
Erano ragazze da conoscere sotto i palchi.
Amici con cui viaggiare in treno.
Era Milano e i suoi quartieri.
Era il piazzale apertissimo.
Era il beat che ti sparava l’emozione, che ti dava il coraggio di scoprire un altro quartiere.
Erano gli sguardi dei tuoi amici che ti chiedevano come fosse.
E poi il rumore delle casse, a primavera, nelle jam in piazza, con il profumo del glicine che invadeva l’aria.
Erano i libri nello zaino.
La vita dell’Italia oltre il finestrino del treno.
Le stazioni di notte, con il vento che ti teneva sveglio.
Era: troppi caffè.
Oppure pugno sul cuore.
Le fanzine che arrivavano per posta.
Comprare The Source alle Messaggerie Musicali.
Il batticuore dopo aver fatto freestyle sul palco.