TEORIA DEGLI STADI, ACTUALLY

Teorie sociali
In quell’estate della maturità, quella de La Dura Legge del gol, quella in cui ho conosciuto la ragazza che sarebbe stata quella della prima volta, quella in cui sono andato a spegnere un incendio il giorno prima dello scritto di mate, quella in cui poi il mio secondo libretto è stato recensito su Aelle, quella dove poi è tornata la ragazza del primo bacio, tutto ciò a cui pensavo era lo choc di quello che ci era successo. Così, forse, ho scelto Lettere a Milano perché andava bene, se avessi voluto scrivere come lavoro, e poi non avevo voglia di riflettere sul mio futuro. In un giorno solo, col dolore e la sorpresa e lo sbigottimento e la realtà bruciante, ero cresciuto più che in quasi vent’anni. Chi ha voglia di pensare al proprio futuro quando succede qualcosa che ti sconvolge? Ho comprato lettere come se prendere una laurea fosse ancora la scuola dell’obbligo. Perché a me interessava solo essere con la squadra. E basta. E poi scrivere, ma solo in seconda battuta.
Questo libro forse, più che un romanzo, più che una non fiction novel, è la mia tesi di laurea. Quella che conclude un percorso di studi che io considero non solo composto dal 94/100, ma anche dalla prima partita iva, dalla seconda, dalle consegne con Deliveroo, dal milione di volantini distribuiti e dal mazzo di st*onzate che ho fatto negli ultimi anni.
Però si sa, quando sei un universitario, per di più lontano da casa, certe cose vengono naturali.
Il problema è se rimani universitario a vita. Come attitudine. Dormire sul divano letto e mangiare risottini in busta.
Teoria degli stadi: è un titolo che mi è venuto in mente un sacco di anni fa, in metropolitana a Milano, quando avevo la carica a duemila per realizzare la vita che sognavo.
Dopo una laurea magistrale, una seconda laurea non conclusa, un milione di volantini distribuiti, due partite iva e una vita conformata dalla quale mi sono salvato last minute, forse questa è la mia tesi di laurea del cuore. Actually.
Ho finito l’uni. E il voto, questa volta, me lo date voi.